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Dolore al collo e cervico-brachialgia

HAI SINTOMI A LIVELLO DEL COLLO, CHE INTERESSANO (O MENO) ANCHE SPALLA OD ARTO SUPERIORE?

1° passo: scopri di più sul dolore al collo e sulle cervico-brachialgie;

2° passo: consulta le raccomandazioni;

3° passo: se hai bisogno di una mano, CONTATTACI.

 

FACCIAMO CHIAREZZA: DEFINIZIONI, SEGNI, SINTOMI E DIFFICOLTA’

La cervicalgia è definita, molto semplicemente, come “un dolore od una sensazione sgradevole compresa tra  la nuca (linea nucale superiore) e le spalle (linea bis-acromiale)”. Tali sintomi possono essere riferiti anche al tronco, alla scapola, al braccio, al capo, ma non interessa solitamente l’arto superiore sotto al gomito (vedi figura 1).

N.B. Se il tuo problema principale è il mal di testa, una sensazione di instabilità o vertigine, od un altro sintomo localizzabile in qualche modo al capo, visita la pagina TESTA E VISO, dove troverai delle sezioni dedicate a disturbi quali cefalea cervicogenica, ‘vertigine’ cervicogenica, etc. Se, invece, il tuo problema ha origine traumatica (ad es. colpo di frusta), visita la pagina specifica colpo di frusta. 

Tal volta, nel parlar comune, si utilizza il termine “torcicollo”, questo è solitamente utilizzato nel caso sia anche presente una riduzione di mobilità in alcune direzioni che implica una postura anomala del collo; non bisogna comunque far confusione con il torcicollo congenito, che è una patologia specifica, presente sin dalla nascita.

La cervicalgia  colpisce, almeno una volta nella vita, tra il 22% e il 70% degli individui. In Italia, assieme alla lombalgia, è la patologia muscoloscheletrica che causa più “anni vissuti con disabilità”. 

Per fortuna, nonostante il dolore ad origine cervicale possa essere molto ‘fastidioso’ e disabilitante, nel 90% circa dei casi non è causato da patologie serie o problematiche strutturali importanti. Questo tipo di cervicalgia, molto diffusa e benigna, viene definita non specifica. Quest’ultima colpisce, tipicamente, le persone di mezz’età, raggiungendo il picco d’incidenza e prevalenza tra i 40 e 50 anni.

In circa un terzo delle persone che soffrono di dolore ad origine cervicale assistiamo ad una certo grado di cronicizzazione del disturbo. Questo significa che il soggetto colpito continuerà, anche dopo la fase acuta, a soffrire di alcuni sintomi persistenti (ad es. una sensazione di ’pesantezza’ o dolore lavorando al PC, una certa tensione percepita nel ruotare la testa da un lato, etc) o ricorrenti (sintomi ad origine cervicale che più o meno periodicamente ‘fanno capolino’).

Possiamo quindi classificare la cervicalgia non specifica in acuta, sub-acuta o ricorrente-persistente. Nei primi due casi si tratta di un evento isolato che, inizialmente (prime 3-6 settimane), viene definito acuto e, successivamente (fino a 3-6 mesi), viene definito sub-acuto. Nel caso, invece, in cui il dolore al collo ed i sintomi associati si ripresentino più volte (ricorrente) o che diventino persistenti, si parla di cervicalgia cronica. Ecco, nonostante il termine “cervicalgia cronica” venga molto utilizzato, esso può essere forviante, infatti, potrebbe far pensare ad una patologia per la quale non esistono cure efficaci, quando invece viene utilizzato per indicare, semplicemente, un dolore che dura da più di 3-6 mesi.

Da un punto di vista obiettivo, la cervicalgia non specifica può associarsi a diversi mal funzionamenti dell’apparato muscolo-scheletrico (disfunzioni) come ad esempio: rigidità (riduzione dell’arco di movimento disponibile), deficit di forza o coordinazione, dolorabilità alla palpazione della zona colpita (riduzione della soglia di dolore alla pressione e presenza di “trigger point”), etc. Tali disfunzioni possono colpire, secondariamente, anche distretti vicini, quali l’articolazione tempero-mandibolare, la spalla ed il rachide dorsale.

Dagli esami radiologici, come RX, TC o risonanza magnetica nucleare,  possono emergere molti segni, quali ad es. riduzione degli spazi intervertebrali, protrusione del disco, artrosi delle articolazioni zigapofisarie, alterazioni dell’allineamento (come la rettilineizzazione sul piano sagittale), bulging discale,, disidratazione dei dischi intervertebrali etc. E’ importante precisare che tali ritrovati sono presenti frequentemente anche in soggetti sani e, viceversa, soggetti affetti da cervicalgia, anche persistente, possono presentare un quadro radiologico tutto sommato soddisfacente. 
Quando invece i sintomi riguardano l’arto superiore sotto il gomito, è più probabile essere di fronte ad una problematica specifica a carico delle radici nervose (si parla quindi di “brachilogia” o “radicolopatia cervicale”) (vedi figura 2).

Anche queste condizioni possono determinare le difficoltà nella vita quotidiana sopra descritte, ma, a differenza della semplice cervicalgia, si contraddistinguono per sintomi definiti “radicolari” che spesso accompagnano il dolore. Tali sintomi, che colpiscono l’arto superiore tipicamente sotto il gomito, possono essere descritti come: bruciore, formicolio (parestesie), intorpidimento, alterazione della sensibilità (disestesie, iperestesie e ipoestesie), sensazione di debolezza o perdita di destrezza, etc.

Da un punto di vista obiettivo, oltre alle disfunzioni a carico della zona del collo, descritte anche per la cervicalgia, chi soffre di radicolopatia cervicale può presentare, a livello dell’arto superiore colpito (spesso anche a livello della mano), segni neurologici quali: riduzione della sensibilità (ad es. tattile), riduzione di forza ed iporeflessia. Altri segni che si possono ritrovare sono quelli legati alla riduzione della soglia del dolore, dolore in risposta a stimoli non dolorosi (ad es. in risposta al caldo, al freddo, al semplice tocco, etc), e dolore intenso allo stiramento del plesso brachiale (struttura a cui afferiscono le radici nervose più colpite da questo quadro clinico). Quest’ultimo può essere riprodotto durante la valutazione da parte di un clinico o può essere sperimentato in autonomia dal Paziente in alcuni movimenti quali allungare la mano, elevare l’arto superiore, etc.

Ciò che  va chiarito, nel caso di sintomi sotto il gomito, è quindi la presenza o meno di una radicolopatia, quindi, la presenza di una problematica specifica a carico delle radici nervose o meno. 

Le radicolopatie cervicali possono essere causate da: ernia discale, spondilo-artrosi (la quale può determinare un quadro chiamato “stenosi laterale”), spondilolistesi, patologie non muscolo-scheletriche (ad es. neoplasie), e da altre cause, talvolta anche traumatiche, nelle quali la radice nervosa viene lesa. 

Infine, una cervicalgia od una cervico-brachialgia può essere causata da altre patologie specifiche quali: la mielopatia, le spondiliti di natura reumatica, le plessisti, la spondilolistesi, le fratture vertebrali e le patologie non muscolo-scheletriche che determinano dolore alla zona del collo, della spalla o dell’arto superiore (ad es. patologie neoplastiche, vascolari, etc.).

Ognuna di queste condizioni, chiaramente, si presenta con segni e sintomi peculiari (ad es. dolore che ci sveglia durante la notte, cefalea intensa mai provata prima, disturbi agli arti inferiori, incontinenza urinaria, etc.).

E’ necessario comunque sottolineare, nuovamente, il fatto che la stragrande maggioranza delle cervicalgie sono non specifiche, quindi del tutto benigne.

 

RACCOMANDAZIONI: TERAPIE E COMPORTAMENTI

Date le premesse riportate al paragrafo precedente, la comunità scientifica è concorde nel raccomandare, in caso di sintomi di cervicalgia o cervicobrachialgia:

– di rimanere attivi, per quanto consentito dal dolore, per accorciare i tempi di recupero  e prevenire la cronicizzazione del disturbo;

– di non eseguire, in prima battuta, esami radiologici che potrebbero evidenziare reperti non direttamente correlati con il disturbo in essere e quindi  essere fuorvianti, sia per il clinico che per il Paziente;

–  di consultare un clinico per escludere la possibilità che i sintomi siano dovuti a cause non muscolo-scheletriche, riconoscere i quadri clinici che necessitano di un approfondimento diagnostico diretto all’individuazione di patologie specifiche (ad es. una risonanza magnetica è indicata nel caso in cui un determinato insieme di segni si associno ad una cervico-brachialgia) e per individuare i fattori di rischio per la cronicizzazione (ed in questo caso verrà pianificato un intervento ad hoc).

Venendo alle terapie, molti sono i rimedi proposti per il dolore al collo: farmaci antinfiammatori/analgesici, terapia manuale, esercizio terapeutico, terapie fisiche-strumentali, rieducazione posturale, pilates, denervazione delle articolazioni zigapofisarie (ad es. mediante radiofrequenza), chirurgia, agopuntura,  etc.

Fermo restando le raccomandazioni generali sopra descritte, ovviamente, le indicazioni dipendono anche dalle caratteristiche del caso specifico, il clinico e la persona affetta da cervicalgia o cervico-brachialgia  potranno discutere della terapia da intraprendere alla luce delle prove scientifiche di efficacia, delle preferenze del Paziente e del contesto assistenziale. Ad ogni buon conto,  possiamo in generale affermare che:

– nella cervicalgia non specifica acuta, solitamente, si raccomanda: educazione all’autogestione (un clinico, solitamente un fisioterapista od un medico di medicina generale, dovrà assicurarsi che il Paziente abbia compreso la natura del suo dolore e stimolare comportamenti che accelerino il recupero, riducendo il rischio di cronicizzazione) e, per alcuni Pazienti, manipolazioni, farmaci analgesici ed esercizio terapeutico.

– nella cervicalgia non specifica persistente o recidivante , solitamente, si raccomanda: educazione all’autogestione (un clinico, solitamente un fisioterapista, si occuperà di far si che il Paziente possegga gli strumenti per far fronte, autonomamente, al dolore attraverso la messa in atto di comportamenti corretti e l’evitamento di quelli nocivi)*,  esercizio terapeutico e, per alcuni pazienti, manipolazione vertebrale od uso di farmaci adatti alla farse cronica;

– ove la cervicalgia non specifica sia resistente alle terapie sopra descritte, se vi sono fondati sospetti che il dolore derivi da un’articolazione in particolare (ad es. da un articolazione zigapofisaria), si può valutare l’indicazione di una denervazione dell’articolazione stessa mediante radiofrequenze o di un’infiltrazione di anestetico/corticosteroide.

– in caso di radicolopatia (cervico-brachialgia con segni neurologici), solitamente, si raccomanda: un iniziale trattamento conservativo (farmaci antinfiammatori non steroidei, cortisonici e fisioterapia) e, nel caso esso non abbia effetto nel giro di 6-8 settimane, si valuta l’opzione chirurgica -fanno eccezione i Pazienti che presentano un deficit neurologico ingravescente o indicativo di mielopatia, i quali è bene che vengano sottoposti fin da subito ad una valutazione chirurgica-.

– in caso di altre patologie neuro-muscoloscheletriche specifiche, il trattamento sarà spesso interdisciplinare (collaborazione tra chirurgo della colonna, fisioterapista, etc.).

– in caso di sospetto di cause non muscolo-scheletriche, il Paziente dovrà essere sottoposto ad approfondimenti diagnostici ad hoc e valutato da un medico di medicina generale o da uno specialista (che sarà differente in base al sospetto clinico).

* Una parte fondamentale dell’educazione riguarda i meccanismi del dolore. Infatti, specie nel dolore cronico, possiamo assistere ad un alterazione di tali meccanismi e questo rende la persona più ‘sensibile al dolore’. Tale quadro di disfunzione del dolore può essere favorito da diversi elementi, ancora non del tutto chiariti dalla ricerca, quali fattori genetici (non modificabili), fattori psico-sociali (ad es. paura che il dolore sia legato ad una lesione grave e conseguente completo evitamento delle attività che lo provocano), sedentarietà, qualità del sonno, etc.

 

Contenuti e revisione testi a cura del dott. Mario De Marco;

grafica e immagini a cura di Emanuele Santi.

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