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Sindromi dolorose della spalla

HAI DOLORE ALLA SPALLA O SOFFRI DI UNA PROBLEMATICA ALLA CUFFIA DEI ROTATORI?

1° passo: scopri di più sulle sindromi dolorose della spalla;

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3° passo: se hai bisogno di una mano, CONTATTACI.

 

FACCIAMO CHIAREZZA: DEFINIZIONI, SEGNI, SINTOMI E DIFFICOLTA’

Quando si parla di sindromi dolorose della spalla si fa riferimento a quadri clinici caratterizzati da sintomi, in particolare dolore, a livello dell’area “subacromiale” e deltoidea, ma che possono estendersi anche fino al gomito (figura 1).

Questi disturbi colpiscono, almeno una volta nella vita, una buona parte delle persone e la loro prevalenza si attesta tra il 7% ed il 26%. Pertanto, rappresentano il terzo disturbo muscoloscheletrico più comune, dopo la lombalgia e la cervicalgia.

Un tempo, questa condizione veniva definita “periartrite scapolo-omerale”. E’ necessario inoltre precisare che, sempre da un punto di vista terminologico, oggi vengono utilizzate diverse “etichette diagnostiche”  per far riferimento a queste condizioni; spesso, ad esempio, si parla di tendinopatia di cuffia o di conflitto subacromiale, volendo indicare nel primo caso uno dei tessuti (i tendini della cuffia dei rotatori) che possono essere coinvolti e nel secondo caso uno dei possibili meccanismi biomeccanici (“malfunzionamenti” articolari) che si associano alle sindromi dolorose della spalla.

Le sindromi dolorose della spalla possono interferire con la nostra vita quotidiana, limitando attività quali:

  • sollevare oggetti, più o meno pesanti;
  • vestirsi o svestirsi (ad es. agganciarsi il reggiseno, togliersi una maglietta, etc.);
  • dormire sul fianco;
  •  svolgere attività sportive e hobby, specie se questi prevedono movimenti di elevazione o rotazione della spalla.

L’eziologia (la causa) di questo tipo di disturbi è da ricondursi ad un sovraccarico delle strutture muscoloscheletriche della spalla o dei distretti vicini.  L’esordio (la comparsa dei sintomi) può essere traumatico, dovuto ad un eccesso di carico che si sviluppa in un preciso momento (ad es. aver sollevato un oggetto molto pesante)  o insidioso, dovuto a piccoli sovraccarichi ripetuti nel tempo generati, ad esempio, da una postura incongrua sul lavoro od in un’attività del tempo libero, da movimenti ripetuti, da posizioni mantenute, etc.

 Le sindromi dolorose della spalla sono caratterizzate da sintomi (uno su tutti il dolore) e da diverse disfunzioni (“malfunzionamenti” quali debolezza di alcuni muscoli, rigidità, deficit di coordinazione, presenza di trigger point, etc.) a livello della spalla e dei distretti contigui (ad es. schiena, torace, collo, gomito). Quindi, non sono sostenute da una specifica lesione tissutale, riscontrabile attraverso esami quali RX, risonanza magnetica, TC, ecografia, etc. Vien da sé che tali esami strumentali sono indicati solamente nel caso in cui, all’anamnesi (colloquio) od all’esame fisico, il clinico rilevi il rischio di un altro tipo di patologia quale:

  • una malattia non muscoloscheletrica che genera dolore alla spalla;
  •  una frattura;
  • una lesione massiva di cuffia (lesioni a carico della cuffia dei rotatori che coinvolgono 2 o più tendini, dei quattro che costituiscono questa struttura);
  • una SLAP (lesione che interessa la parte superiore del labbro glenoideo e l’origine del capo lungo del bicipite);
  • una lussazione; 
  • un importante processo artrosico.

Allo stesso modo, non ci dobbiamo preoccupare se un referto di un esame strumentale riporta espressioni quali: “lesione parziale del tendine del sovraspinato”, “segni di degenerazione a carico della cuffia dei rotatori”, “piccole calcificazioni a livello inserzionale”, “note di degenerazione articolare e sfilacciamento del tessuto tendineo”, etc, etc, etc. Infatti, un certo grado di degenerazione a livello sia tendineo che articolare è parafisiologico (“normale in una determinata fascia d’età, anche non avanzata”) e presente indipendentemente dai sintomi, spesso anche in soggetti sani.

Un ultimo, ma non meno importante, motivo per non sottoporsi ad esami strumentali prima di un’approfondita valutazione clinica è che i sintomi riferiti alla spalla possono avere un’origine distante da quest’articolazione, un caso frequente è una cervico-brachialgia (condizione caratterizzata da dolore all’arto superiore di origine cervicale). 

Degno di nota è il fatto che in alcuni sport, quali il tennis, la pallavolo, il basket, il football, etc, le sindromi dolorose della spalla costituiscono un problema non trascurabile. Infatti, se da un lato tali sport possono favorire un sovraccarico a livello delle articolazioni del complesso della spalla, dall’altra i disturbi in oggetto possono interferire molto con lo svolgimento di queste attività.

Per quanto riguarda la storia naturale, se ci sono dei casi in cui il disturbo si risolve spontaneamente entro 6 settimane, un’altra fetta di persone tende a cronicizzare e riferisce sintomi anche oltre i 6 mesi dall’esordio.

 

RACCOMANDAZIONI: TERAPIE E COMPORTAMENTI

Nel caso di sindromi dolorose della spalla la terapia che è supportata dalle maggiori prove di efficacia a medio-lungo termine è l’esercizio terapeutico.

Questo consente di recuperare la normale fisiologia della spalla e dei distretti contigui, modulare il dolore e, di conseguenza, ritornare a svolgere le attività quotidiane, lavorative o sportive, senza sintomi.

La tipologia di esercizio, la sua posologia (intensità, durata e frequenza) ed il rapporto carico / riposo sono variabili che devono essere considerate con cura da un professionista specializzato (solitamente un fisioterapista specialista in fisioterapia muscoloscheletrica). Spesso il Paziente può svolgere gli esercizi in autonomia e recarsi dal fisioterapista periodicamente per la rivalutazione e la rimodulazione della terapia. 

Esistono comunque terapie adiuvanti, che possono essere utili per potenziare gli effetti dell’esercizio, riducendo il dolore a breve termine. Tali trattamenti sono costituiti spesso da: farmaci antinfiammatori/analgesici (assunti per via topica od orale), tecniche di terapia manuale o infiltrazioni di farmaci (ad es. corticosteroidi) – specie se al quadro clinico si associa una borsite subacromiale (ovvero un’infiammazione della borsa sub-acromion-deltoidea). Talvolta, infine, al posto dei farmaci, vengono utilizzate terapie fisiche strumentali.

La scelta dell’esercizio terapeutico adatto, delle terapie adiuvanti e la prognosi (tempi e grado del recupero) sono determinate da diverse variabili, quali: stadio del problema (da quanto tempo è presente il dolore), reattività dei sintomi (quanto è intenso il dolore e quanto “irritabili” sono i sintomi), stato dei tessuti della spalla (ad es. forza muscolare, capacità di carico, flessibilità, etc.), disturbi o disfunzioni in aree corporee vicine, esigenze e preferenze personali (ad es. esigenza di lavorare, poco tempo disponibile per svolgere gli esercizi, etc.).

Infine, se siamo degli atleti/sportivi, è importante ricordarsi che per evitare recidive (il ritorno della sindrome dolorosa) è utile farsi assistere da un professionista specializzato, in un  percorso (anche breve) di fisioterapia dello sport attraverso il quale migliorare la dinamica del gesto sport-specifico. 

 

Contenuti a cura della dott.ssa Costanza Delli

Revisione dei testi a cura del dott. Mario De Marco

Grafica e immagini a cura di Emanuele Santi

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