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Vertigini e capogiri

SOFFRI DI VERTIGINI? TI SENTI INSTABILE, SBANDARE, COME SE “FOSSI IN BARCA”?  

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FACCIAMO CHIAREZZA: DEFINIZIONI, SEGNI, SINTOMI E DIFFICOLTA’

Quando si parla di sintomi quali vertigini o capogiri il rischio è di incorrere in fraintendimenti, in quanto questi termini identificano sindromi (insiemi di segni e sintomi) differenti, in parte però il loro significato si sovrappone. La stessa cosa accade in inglese, la lingua parlata dalla letteratura scientifica in campo medico, dove i termini in gioco sono dizziness e vertigo.

Per poter parlare però di una sindrome è necessario definirla con cura e quindi, nonostante la confusione terminologica che spesso viene fatta in clinica ed in ricerca scientifica, le definizioni a cui si farà riferimento nei paragrafi seguenti sono:

Vertigine (vertigo): illusione di movimento dell’ambiente rispetto all’osservatore (vertigine oggettiva) oppure illusione di movimento dell’osservatore rispetto all’ambiente circostante (vertigine soggettiva);

Capogiro (o dizziness): termine che comprende sia vertigini che sensazioni di disorientamento spaziale, stordimento, “testa vuota/leggera”, instabilità, svenimento, mancanza di equilibrio, etc.

In base alla presentazione clinica, possiamo classificare capogiri e vertigini in:

  • sindromi vertiginose acute – quadri clinici di durata di giorni o settimane, caratterizzati da vertigini e capogiri costanti, nausea/vomito, nistagmo (movimenti involontari degli occhi), oggettivo deficit di equilibrio e sintomi che peggiorano con i movimenti del capo;
  • sindromi vertiginose episodiche da “trigger” – episodi ripetuti di durata di secondi o minuti scatenati da specifici “trigger”, caratterizzati da vertigini o capogiri, nausea/vomito, nistagmo;
  • sindromi vertiginose episodiche spontanee – episodi ripetuti di durata di minuti o ore non scatenati da specifici “trigger”, caratterizzati da vertigini o capogiri, nausea/vomito, nistagmo;
  • sindromi vertiginose croniche – quadri clinici caratterizzati da capogiri costanti di durata di settimane o mesi, nausea/vomito e sintomi che possono oscillare in funzione di diverse variabili (ad es. peggioramento progressivo, peggioramento associato a movimenti del capo e del collo, peggioramento associato alla variazione dell’ansia, etc.).

Abbiamo detto che capogiri e vertigini sono sindromi, quindi insiemi di segni e sintomi, non malattie, e ci sono molti quadri patologici che si possono associare a tali sindromi:

  • patologie gravi del sistema nervoso centrale o cerebrovascolari, come neoplasie, ictus o TIA (Transient Ischemic Attack), patologie demielinizzanti come la sclerosi multipla, etc.;
  • emicrania vestibolare;
  • patologie dell’apparato vestibolare come la neurite vestibolare, la labirintite, la patologia di Ménière, le VPPB (Vertigini Parossistiche Posizionali Benigne), etc.
  • traumi cranici;
  • traumi cervicali, anche indiretti quali il “colpo di frusta”;
  • cervicalgia;
  • patologie psichiatriche, ad es. ansia e disturbi di panico;
  • effetti avversi di farmaci;
  • disturbi emodinamici come ipotensione o tachicardia ortostatica (eccessivo aumento delle pulsazioni o eccessiva diminuzione della pressione arteriosa in seguito all’assunzione della posizione eretta).

Vertigini e capogiri sono molto diffusi nella popolazione. Alcuni studi ne stimano una prevalenza (numero di individui affetti da queste sindromi / popolazione, in un determinato momento) del 10-35%, ma tali dati sono da considerare con cautela, data la notevole confusione terminologica di cui abbiamo discusso in precedenza. Questi sintomi paiono essere più frequenti nelle femmine rispetto ai maschi e negli individui con più di 65 anni d’età.

L’impatto che le vertigini o i capogiri hanno sulla vita dell’individuo varia in base all’intensità dei sintomi, alla loro persistenza durante la giornata o durante le diverse attività della vita quotidiana ed in base ai sintomi di altra natura che si possono associare (questi dipendono dalla causa che sostiene le sindromi in oggetto e possono essere ad es. acufeni, riduzione dell’udito, disturbi della visione, peggioramento dei sintomi con il movimento del capo, nausea/vomito, disturbi cervicali, etc.). In alcuni casi, purtroppo, la capacità di svolgere diverse attività della vita quotidiana in autonomia può venir meno.

La qualità di vita di coloro che soffrono di vertigini o capogiri può essere compromessa anche a causa di problemi secondari (che sono determinati dai capogiri stessi), quali: disorientamento, ansia, depressione, disagio emotivo, agorafobia (paura degli spazi aperti), paura di guidare, etc.

Un altro elemento chiave da considerare è il rischio cadute, soprattutto negli anziani. Alcuni autori hanno rilevato come gli infortuni correlati alla caduta siano più frequenti tra gli individui con vertigini. Questi dati sottolineano come le vertigini ed in generale i disequilibri negli anziani siano importanti temi di salute pubblica, che diventeranno ancora più rilevanti in futuro, a causa dell’invecchiamento progressivo di molte popolazioni.

RACCOMANDAZIONI: TERAPIE E COMPORTAMENTI

Nella maggior parte dei casi, le vertigini ed i capogiri sono associati a patologie benigne, tanto che talvolta risulta difficile individuarne la causa specifica. La gran parte dei pazienti, inoltre, può beneficiare di una terapia adeguata.

In caso di vertigini o capogiri, quindi, risulta importante rivolgersi ad un clinico esperto, che attraverso il colloquio e l’esame obiettivo sappia indicarci il percorso appropriato:

  • diagnostico – esecuzione di esami strumentali o consulto specialistico;
  • terapeutico – terapia medica, fisioterapia, psicoterapia o chirurgica.

L’esecuzione di esami strumentali/di laboratorio o l’assunzione di farmaci, l’esecuzione di manovre “liberatorie” (per il riposizionamento degli otoliti) e l’esecuzione di esercizi, prima del consulto con un clinico esperto, sono comportamenti purtroppo diffusi, ma che possono essere oltre che inutili anche controproducenti.

Alcuni elementi che possono aiutare il clinico ad indicarci il percorso appropriato sono:

  • la presenza di una vera e propria sensazione di movimento (dell’ambiente rispetto a noi o di noi rispetto all’ambiente) o piuttosto una sensazione di disorientamento, instabilità, “stare in barca”, “ubriachezza”, etc.;
  • il comportamento dei sintomi in risposta ai movimenti della testa e del corpo, ad es. girandosi nel letto, alzandosi in piedi, muovendo il capo;
  • il comportamento dei sintomi in risposta ad alcune attività, ad es. facendo sforzi, andando in bagno, tossendo/starnutendo, mantenendo posizioni/posture specifiche, svolgendo attività stressanti, etc.;
  • la presenza di altri sintomi associati, quali disturbi visivi, deficit uditivi, acufeni (“ronzii”, “rumore d’acqua”, “fischi”, etc.), nausea/vomito, etc.;
  • la presenza di sintomi o segni di natura sistemica, quali spossatezza, febbre, perdita di peso, disturbi cognitivi (ad es. perdita di memoria, etc.);
  • la presenza di ansia o depressione;
  • la presenza di dolore cervicale, mal di testa o sintomi a livello temporo-mandibolare;
  • traumi recenti, sia diretti (traumi cranici) che indiretti (ad es. colpo di frusta);
  • la presenza di altri segni o sintomi che, apparentemente, non sembrano correlati ai capogiri;
  • la presenza, ad oggi o in passato, di altre patologie note, quali malattie cardiovascolari, neurologiche, metaboliche, psichiatriche, reumatiche, infettive, neoplastiche, etc..

La gestione delle vertigini e dei capogiri, come intuitivo, dipenderà molto dalla presentazione clinica e dalla causa.

In alcuni casi sarà necessario un approccio interdisciplinare, saranno quindi coinvolti: medico specialista, fisioterapista specializzato, ortottista, psicoterapeuta, etc. (in combinazioni diverse secondo il caso specifico).

Prendiamo in considerazione ad es. una patologia dell’orecchio interno, in una prima fase potrebbe essere quindi indicato l’intervento di un otorino laringoiatra o di un audiologo, seguito da una fase di riabilitazione vestibolare gestita da fisioterapista ed ortottista, ai quali si potrebbe, se indicato, affiancare la psicoterapia.

In altre situazioni, come nel caso di capogiri associati a cervicalgia, sarà la fisioterapia il trattamento di prima istanza.

Nel caso di capogiri associati ad ansia ed attacchi di panico sarà la psicoterapia la prima indicazione.

E così via…

E’ infine importante sottolineare come molto spesso aspetti psico-sociali (ad es. ansia) e disturbi cervicali coesistano, alcuni autori parlano quindi in questi casi di capogiro non specifico. Vien da sé che tale disturbo verrà gestito in modo multimodale (trattando entrambe le componenti, psicologica e muscoloscheletrica) e, ove necessario, anche in modo interdisciplinare (fisioterapista e psicoterapeuta).

 

Contenuti a cura della dott.ssa Anna Sofia Fabrizi;

revisione testi a cura del dott. Mario De Marco;

grafica e immagini a cura di Emanuele Santi.

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